Incontro di preghiera davanti al Presepe 18/01/2020

Il racconto di Silvia
Il racconto di Luciano
L’annuncio
Il video integrale dell’incontro – le testimonianze da Gorizia e Nova Gorica e da Betlemme
Scene dalla Messal’omelia dell’Arcivescovo Carlo e i saluti e i ringraziamenti

Il racconto di Silvia

Sabato 18 gennaio 2020

Quattro anni sono passati da quando, nel 2016, suor Donatella Lessio, suora francescana elisabettina, ha dedicato una parte del suo tempo accettando di collegarsi in diretta skype da Betlemme durante l’Incontro fraterno davanti al Presepe, per presentare l’unico centro pediatrico della Cisgiordania che accoglie e cura bambini ebrei, cristiani e musulmani: il Caritas Baby Hospital.

Fu l’Arcivescovo Carlo, durante il pellegrinaggio diocesano in Terra Santa nel 2014, a visitare il Caritas Baby Hospital di Betlemme e a voler far conoscere la realtà di quell’Ospedale Pediatrico alle diocesi di Gorizia e Capodistria, che ben conoscono le difficoltà di un confine che ha innalzato barriere fisiche, psicologiche e spirituali.

Così, i francescani secolari di Gorizia e Nova Gorica, hanno realizzato l’Incontro nel Duomo di Gorizia il 10 gennaio 2016 insieme a suor Donatella che espresse, allora, il desiderio di vedere il confine che non c’è più da quando la Slovenia è entrata prima nell’Unione Europea, il 1° maggio 2004, poi nell’area Schengen, il 21 dicembre 2007.

Sabato 18 gennaio 2020, suor Donatella ha potuto realizzare quel desiderio e vedere ciò che resta di quel confine: una linea tra i suoi piedi, poggiati uno su territorio italiano e l’altro su territorio sloveno. E, commossa, s’è sentita cittadina del Mondo.
Ai francescani italiani e sloveni che, insieme ai fedeli delle due diocesi, si sono incontrati davanti al Presepe, realizzato anche quest’anno da fra’ Oreste nella Chiesa dei Cappuccini di Gorizia, suor Donatella ha raccontato le emozioni suscitate in lei nel vedere il cippo che demarcava il confine di Stato fino al 30 aprile 2004 sostituito con una piastra collocata al centro del mosaico realizzato in Piazza Transalpina.

Alle domande di Gianmarco che, sempre ha voluto conoscere il passato per capire il presente, suor Donatella risponde ringraziando le due fraternità per essere segno di speranza. Grazie alla traduzione di Kristina, tutti possono ascoltare il racconto che suor Donatella fa della sua protesta pacifica, che si è ripetuta ogni venerdì, negli anni in cui è stata responsabile della formazione del personale del Caritas Baby Hospital. Dal 2004 al 2018, insieme alle consorelle, ai pellegrini cristiani e, talvolta, anche ai fedeli di altre religioni, ha trasformato il muro che divide Israele dalla Cisgiordania in un muro di preghiera. Mentre il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, moltiplicava gli insediamenti ebraici nei territori palestinesi, aggravando il clima di tensione, suor Donatella sceglieva l‘arma del Rosario affinché Gerusalemme e Betlemme potessero orientare il loro futuro e divenire segno di pace. Mentre i soldati puntavano i loro mitra, lei continuava, coraggiosamente, a guidare la processione dal check point al muro.
“Muro significa sofferenza”. Per la prima volta, queste parole vengono pronunciate da suor Donatella a due popoli che hanno vissuto la dolorosa esperienza della divisione.
E, mentre ascolta le testimonianze di Giulia Paglavec della Fraternità francescana di Gorizia, e di Marjan Ščuka e Lojze Podbersic, della Fraternità francescana di Nova Gorica, suor Donatella chiede con forza il dono dello Spirito Santo e la grazia della fede nel Dio dell’impossibile.

Salvo e Pietro non si vedevano ma il maxi schermo, sul quale sono stati proiettati i filmati di Giulia e Valentina, sì. Grazie a loro che si sono occupati di tutta la parte tecnica con attenzione alla visibilità ed all’audio e grazie a Mosè che ha realizzato il montaggio delle riprese e dei sottotitoli rendendo comprensibile il tutto alle fraternità italiana e slovena, lavorando ore ed ore, giorno e notte. Così il grande popolo unito davanti al Presepe, ha potuto conoscere due, tre piccoli piccoli pezzi di storia.

Pezzi di muro che diventano pezzi di ponte. Giulia, il 15 settembre 1947, aveva 7 anni. Lojze e Marjan avevano, rispettivamente, 9 e 8 anni. Erano solo bambini.
Come bambini sono i pazienti fino a 14 anni accolti nei quattro reparti di pediatria, neonatologia e terapia intensiva, al Caritas Baby Hospital. Se c’è bisogno di un intervento, è necessario raggiungere l’Ospedale di Gerusalemme, là dove c’è la sala chirurgica, con l’ambulanza palestinese, prima, e quella israeliana, dopo. E davanti al muro che non è mai facile da superare, a volte, finisce vita di chi non ce la fa.
Come bambini erano Giulia, Lojze e Marjan quando, con le loro famiglie, davanti al muro tra Gorizia e Nova Gorica, 70 anni fa, si amavano in silenzio attraverso la rete e il filo spinato, con un po’ di pane e latte sui gradini della via Crucis che da via della Cappella arriva al Monastero della Kostanjevica o un po’ di prosciutto e terrano da scambiare con spaghetti e caffè, tra lacrime di gioia e dolore, quando si potevano incontrare sotto gli occhi dell’Esercito Popolare di Liberazione Jugoslavo e della Military Police italiana seduti sotto ai cespugli, al confine della valle delle lacrime, nel Carso.

Oggi mentre i due popoli italiano e sloveno sono riuniti per la tredicesima edizione di questo Incontro fraterno davanti al Presepe, i bambini del Coro Voci Bianche di Podnanos, diretti da Vida Fabčič, e i cantori della Corale Fogolâr di Corno di Rosazzo, diretta da Evaristo Casonato, rendono gloria allo stesso Dio nella celebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo Carlo. Il Bambino di Betlemme, ci ricorda, sarà il Crocifisso di Gerusalemme. Gesù, noi tutti credenti lo professiamo, si è sacrificato per noi, è l’Agnello di Dio che toglie i peccati del Mondo indicatoci dal Battista.
Questo incontro possa essere espressione dell’universalità della salvezza portata da Gesù, comunione con Dio e tra tutti i popoli, le nazioni, le lingue e le culture.

Questo è, anche, l’augurio che Riccardo Friede, rappresentante dell’Associazione Aiuto Bambini Betlemme, il ramo italiano dell’Associazione di volontari Kinderhilfe Betlehem, che sostiene il Caritas Baby Hospital, fa alle città di Gorizia e Nova Gorica che, come Betlemme e Gerusalemme, pietra su pietra, hanno visto alzarsi un muro.

E, a Giulia Paglavec, Marjan Ščuka e Lojze Podbersic, Riccardo consegna gli attestati del Caritas Baby Hospital, a cui tutte le offerte raccolte andranno in beneficenza, quale segno di ringraziamento per aver riaperto ferite forse mai davvero cicatrizzate, formando crepe nei muri non ancora distrutti, e diventando, così, costruttori di ponti di speranza insieme ad uno degli Angeli di Betlemme, suor Donatella Lessio.

Un attestato viene consegnato anche all’Arcivescovo Carlo e a fra’ Giorgio, superiore del Convento, che, insieme a fra’ Jaques, hanno accompagnato e guidato le due fraternità di Gorizia e Nova Gorica in pellegrinaggio in Terra Santa, nel luglio 2018, proprio su invito di monsignor Carlo che ha sempre custodito in sé il desiderio di fare con i sassi di questa terra di confine, in cui è arrivato dalla sua natia Milano nel 2012, ponti tra due popoli e, insieme ad essi, azzerare la distanza tra essi al di là del muro tra Betlemme e Gerusalemme. Davanti al Caritas Baby Hospital una foto ha immortalato i fedeli delle due diocesi che hanno potuto visitare l’Ospedale Pediatrico.

Raffaella e Stanko, ministri delle due fraternità francescane secolari, salutano, ognuno nella propria lingua, la grande assemblea ringraziando tutti per la generosità dimostrata ancora una volta. I frati annunciano che quanto raccolto durante la Santa Messa, verrà interamente devoluto in beneficenza unitamente a quanto donato dai fedeli al Caritas Baby Hospital. La somma totale è stata di 1513,28 euro.

A tutti viene consegnato una stella d’ulivo di Beltlemme raffigurante il Presepe come segno di quella pace che Dio, disarmandosi in un neonato, è venuto a portare a tutti gli uomini: piccoli e grandi, semplici e saggi, lontani e vicini, i poveri di Dio e i ricchi della Sua Parola, i cristiani e i fedeli di tutte le religioni.

Tra Gorizia e Nova Gorica, là dove, una volta, c’era una muro, là, ora, c’è una piazza;
la linea di confine tra i piedi per sentirsi cittadini del Mondo.
Ma là, dove tu nascesti, Gesù, là, dove tu tornasti al Padre, tra Betlemme e Gerusalemme, non v’è ancora pace, non v’è ancora unione.

Quando sarà pace in Terra Santa, allora la pace verrà su tutta la Terra.

Silvia, Fraternità di Gorizia

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Il racconto di Luciano

Ci sono luoghi in cui la storia si è fermata più a lungo. Luoghi che vengono presi come simbolo e luoghi che vengono ricordati per cose che vorrebbero dimenticare.

In questo sabato di gennaio a Gorizia, città divisa dalla storia, un grande dispiegamento di forze dell’ordine vigila su due schieramenti opposti, a volte discutibili, e trovano il pretesto per misurare le loro forze. Idealismi che passano sopra la gente comune, ma che ne modificano l’esistenza.
Sempre in questo sabato dell’altro a Gorizia, silenzioso e invisibile. È la gente comune che, indipendentemente dalla nazionalità, lavora per un futuro migliore.
È sotto questa luce che l’incontro fraterno davanti al presepe delle Fraternità di Gorizia e Nova Gorica prende corpo.

Quest’anno è la Fraternità di Gorizia a organizzare l’incontro che si svolge nella chiesa dei Cappuccini ed il tema è proprio il confine: questa linea tracciata a tavolino su una terra che troppo spesso è stata contesa, è il parallelo con un’altra terra che ancora non trova pace e che è identificata con la Terra Santa.
L’incontro si apre con i ricordi, che diventano testimonianze, di due decani delle nostre Fraternità.
Da una parte Giulia che, in un video, legge su dei fogli scritti a penna i suoi ricordi del confine e nell’altro Valentina che legge i ricordi di suo marito Marjan e dell’amico Lojze. Tutti e tre hanno visto lo stesso confine, ma da parti opposte. È sintomatico il fatto che abbiano scelto di portare la loro testimonianza registrata, segno che, anche se sono passati molti anni, la ferita lasciata è ancora aperta. Persone che prima facevano parte dello stesso popolo, in un attimo quella linea tracciata a penna su una carta geografica senza tener conto di niente, neppure dei cimiteri, le ha rese antagoniste, ma questa è già la storia dei libri. La storia, quella fatta dalle persone, e vista con gli occhi dei bambini di allora, racconta di paure e di fughe: il trovarsi improvvisamente senza casa, lontani poche centinaia di metri dai propri cari, ma non potersi incontrare; le privazioni di un paese che nel giro di poco si è trovato senza niente o quasi; le passeggiate domenicali lungo il confine, per avere l’occasione di vedere da lontano un proprio caro, il tutto sotto lo sguardo attento di guardie armate pronte a sparare; l’affidare le notizie a qualcuno in possesso del permesso agricolo per veicolarle oltre la linea; e successivamente l’umiliazione dei controlli severissimi ai confini. Sono le storie raccontate da Giulia, Marjan e Lojze (questi ultimi con la voce di Valentina) ma che molte nostre famiglie hanno vissuto in prima persona e molti di noi più giovani hanno sentito raccontare dai propri cari. Storie diverse ma sempre uguali indipendentemente da dove le si guarda. E poi la demagogia e la strumentalizzazione, anche non esplicite, che giorno dopo giorno, ripetendo insistentemente le stesse cose, insinua nell’animo delle persone i dubbi. Dubbi che prima sono lievi, poi sempre più forti e piano piano il muro che prima divideva solo fisicamente un popolo inizia a crescere all’interno delle persone dividendole definitivamente. Il mondo finisce con il muro. E si sa, quello che non si conosce fa paura, specie se così è dipinto. Dopo anni si è riusciti ad abbattere il muro fisico, ma molto rimane ancora da fare per abbattere questo muro mentale che è sorto con lui.
Il parallelo con la testimonianza di suor Donatella è calzante. Genti divise, non solo fisicamente ma soprattutto nella mente delle persone. L’impegno profuso da molte persone di buon cuore che offrono il loro servizio, per esempio, nel Caritas Baby Hospital a volte è vanificato da questo muro. Gli sguardi dei bambini delle foto portate da suor Donatella dicono più di mille parole e sono gli stessi occhi che abbiamo visto durante la lettura delle testimonianze dei nostri fratelli.

È terribile sapere che un muro può impedire di recarsi in un luogo di culto che dovrebbe essere libero per tutti. La fede non ha cittadinanza, eppure alle volte non è sufficiente. Come ci ha ribadito suor Donatella, la preghiera è l’arma più potente che abbiamo. Soprattutto per abbattere questo muro che si è creato all’interno della nostra testa e ci impedisce di essere liberi. Se non riusciamo ad abbattere questo muro interiore a poco servirà abbattere quello fisico. La distanza che ci divide sarà sempre grande e la nostra libertà sarà sempre limitata.

L’incontro prosegue con la consegna di alcuni piccoli segni da parte di Riccardo Friede a chi ha portato la propria testimonianza in questa serata. Riccardo è un rappresentante dell’associazione che si occupa di sostenere il Caritas Baby Hospital in Italia. Segue la Santa Messa presieduta dell’arcivescovo Carlo e allietata dai canti della corale Fogolâr di Corno di Rosazzo. Successivamente un momento conviviale necessario a scaldare un po’ i cuori, per rinsaldare i rapporti tra le persone e scambiarsi testimonianze che sono di tutti.

Scende la sera su Gorizia e la quiete della notte ci porta un po’ di riposo. Ora siamo come la terra dove è appena passato l’aratro. È sconvolta, ma è pronta ad accogliere un nuovo seme. Un seme che le persone di buona volontà possono coltivare giorno dopo giorno nella speranza che diventi una pianta con molti frutti.

Mi perdoneranno i fratelli sloveni e suor Donatella se non ho esposto meglio la loro parte di storia, ma non sono un giornalista e questa serata così intensa ha toccato punti del mio animo che erano assopiti ma che è bastato poco per risvegliare e riportare la mente ai racconti della nonna e alle gite “in Yugo” per trovare i parenti.

Ringrazio tutti per il grande lavoro svolto e per l’impegno di tutti alla riuscita di questo avvenimento. Un ringraziamento particolare a chi ha portato la sua testimonianza.

Luciano, Fraternità di Gorizia

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L’annuncio

Presso
la chiesa dei Frati Cappuccini in GoriziaKapucinska cerkev v Gorici
il 18 gennaio 2020 alle ore 16.0018. JANUAR 2020, OB 16.00
si celebrerà il tradizionale
Incontro Fraterno davanti al Presepe – Bratsko srečanje ob jaslicah.

Costruttori di pace con un Angelo di Betlemme – Graditelji miru z betlehemskim angelom

– Testimonianze sul confine tra Gorizia e Nova Gorica: Giulia Paglavec, Lojze Podbersič, Marjan Ščuka;
– Pričevanja o meji med Gorico in Novo Gorico: Giulia Paglavec, Lojze Podbersič, Marjan Ščuka

– Testimonianza sul Caritas Baby Hospital di Betlemme: suor Donatella Lessio
– Pričevanje o Caritas Baby Hospital iz Betlehema: sestra Donatella Lessio

Segue la Santa Messa presieduta dall’Arcivescovo Carlo Roberto Maria Redaelli.
Sledi sveta maša maševal bo nadškof Carlo Roberto Maria Redaelli

Scarica la locandina, il volantino in lingua italiana e il volantino in lingua slovena!

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