Passi francescani (On the road again!)

Passi francescani 1 - Barbana, Grado, Aquileia (12/10/2019)

Passi francescani 1 – Barbana, Grado, Aquileia (12/10/2019)

Ecco le foto

Era da un po’ che nell’aria si sentiva l’odore della polvere alzata dalle scarpe e trasportata dal vento.

Era da un po’ che il desiderio di rimettersi in cammino e di lasciare le comode sedie delle fraternità iniziava a far capolino.

Era da un po’ che fra Marco era all’opera per aprire la strada a questa iniziativa.

Era da un po’ che uno dei verbi più gettonati dei Vangeli attendeva di essere preso alla lettera: andate! L’andare lento del camminare.

Ecco! Una mattina di ottobre, mentre il cielo inizia cambiare colore e lascia intravedere le foschie che ricoprono i campi che iniziano a prepararsi per l’inverno e le case sono avvolte ancora nel silenzio della notte, mi metto in cammino. On the road again! Inizio a muovere i primi passi da Aquileia. Solo i ragazzi che attendono l’autobus per recarsi a scuola e i primi venditori ambulanti che si recano al mercato sorvegliano queste strade. Nessun altro a quest’ora di sabato mattina.

Subito lascio la provinciale per seguire la pista ciclabile Alpeadria che si muove parallela, nascosta e protetta da una vegetazione incolta. Un mondo parallelo. Il mio sguardo viene subito rapito dal colorarsi di questo cielo che ogni giorno ci guarda. Il rumore dei passi diventa un metronomo e inizia a dare il ritmo a questa orchestra di pensieri che si aggrovigliano tra di loro e stentano a tirar fuori una melodia. Ci vuole tempo perché la strada e la meditazione errante inizino la loro opera. Procedo avvolto dalla nebbia mattutina e dai miei pensieri contorti e disordinati. Cammino.

Le piccole stelle notturne si sono ormai completamente arrese alla più grande Stella del nostro firmamento. La sua forza scaccia via in sol colpo quel che resta della nebbiolina e del frastuono notturno dei miei pensieri, anche i campi hanno lasciato il posto alla laguna che si estende placida verso l’alba. All’orizzonte il cupolone del Santuario di Barbana mi ricorda il perché del mio essere qui. Il direttore d’orchestra ha regolato il metronomo dei miei passi e una melodia magari un po’ stentata ora inizia. Presto mi congiungerò con gli altri e insieme inizieremo questo pellegrinaggio. Dal cupolone di Barbana alla Basilica di Aquileia.

All’imbarco del traghetto ci siamo tutti: fra’ Marco, Anna ed Enrico, Daniele e Carlotta, Orietta e Claudio, Graziella, Lara e…, Anna, Michela e un bel po’ di entusiasmo nell’iniziare questa giornata. Senza neanche accorgercene scivoliamo tranquilli sull’acqua calma della laguna alla volta dell’isola benedetta che ci attende per la Santa Messa. È come un mestolo di brodo caldo in una fredda giornata d’inverno. Il pellegrino abbisogna di questi momenti, fanno parte del cammino. Il cammino fisico per un pellegrino è solo un tramite per un cammino spirituale interiore.

Breve momento di preghiera, distribuzione delle credenziali del Cammino Celeste, pranzo frugale sotto gli alberi, foto di rito e pronti a risalire sul traghetto per iniziare veramente il primo passo di questi passi francescani.

Ritornati a Grado si parte! Il gruppo si mette in marcia festoso e variopinto costeggiando la riva dove le barchette dei pescatori e dei residenti, sospinte dalla brezza, oscillano sulle onde.

Ripercorro la strada del mattino, questa volta con uno spirito totalmente rinnovato: camminare in gruppo ha decisamente un altro sapore. Una chiacchiera, un pensiero, e la strada scorre fuori e dentro. Ognuno ha il suo passo, il suo metronomo che ticchetta in maniera diversa, e quindi il gruppo tende a sgranare, ma oggi c’è qualcuno che fa più fatica degli altri. Orietta, dopo mesi di tribolazioni, riprende il cammino. Il passo è provato, ma lo spirito non cede e piano piano anche lei si lascia alle spalle l’Isola del Sole e si avvia verso la Basilica. Altri la affiancano, quasi ad avvolgerla e proteggerla. Non manca mai la parola di conforto essenziale in questi momenti. La strada scorre lenta. I discorsi tra pellegrini accompagnano i passi e si inizia una conoscenza e una condivisione diversa dal solito. Anche qui la metafora del cammino ci viene incontro, la condivisione in fraternità diventa la condivisione in cammino. Da guardarsi negli occhi siamo passati a guardare nella stessa direzione. La condivisione cambia volto. Non importa chi siamo, ma dove stiamo andando.

Scorrono veloci questi chilometri e in men che non si dica eccoci davanti alla porta della Basilica.
Per concludere degnamente questa giornata, un momento di preghiera e condivisione assieme è quello che ci vuole, il nostro caro mestolo di brodo caldo in una fredda giornata d’inverno.

La preghiera si alza a cori alterni nella cappellina che abbiamo a diposizione, un coro di speranza per il futuro. Un altro cammino continua facilitato dell’oscillare lento delle nostre anime lungo la via. Pellegrini oranti anche oggi accolgono l’immensità del Cielo!

Luciano, Fraternità di Gorizia