S. Elisabetta, 17/11/2019

È il 17 novembre, la terra ha dato i sui frutti e si prepara stancamente ad affrontare un altro inverno.

È domenica e piove a dirotto. L’offerta delle rose è appena terminata e ha evidenziato una sensibilità particolare della Chiesa verso chi vive un momento di difficoltà. Forse il bene è molto più grande di quanto appaia. Piove ancora su questa città sdraiata tra il Collio e il Carso. Un momento di riposo e di preghiera ci viene offerto al caldo nel convento dei frati di Gorizia. Siamo coccolati dai nostri amici Cappuccini che ci offrono un momento di fraternità nel loro refettorio. A dire il vero è più la cuoca che ci coccola preparandoci dei manicaretti da leccarsi le dita. Ma non di solo pane vive l’uomo, anche di Parola. La Parola che scalda il cuore, la Parola è come quel mestolo di brodo caldo in una fredda giornata d’inverno. E il mestolo che porta questa Parola può anche essere un fratello. La Parola è liquida, prende la forma che la contiene, però è incomprimibile e non la puoi ridurre ad una banalità. Può prendere la forma di una partita a calcetto, ma non può essere racchiusa nella pallina che rimbalza tra i piedini dei giocatori di plastica perché si trova negli sguardi e nelle mani del fratello che sta davanti a te, e allora la partita è un modo per ridurre le distanze. Può prendere la forma di un ampio cerchio di tavoli imbanditi, ma non sta nel cibo caldo. Bensì nello sguardo del fratello che magari non ha saputo staccarsi dal suo punto di vista e non ha colto necessità di altri e allora l’opportunità di un momento conviviale è l’inizio per ridurre le distanze che ci dividono.
“Il Signore mi diede dei fratelli…!”.

Buon camino a tutti!

Luciano, Fraternità di Gorizia