L’inCanto – 16/11/2025

fra PietroMaranesi - 16/11/2025

Nell’ambito dell’Autunno francescano, una mattinata con fra Pietro Maranesi, di Paolo Tavano (Fraternità di Gorizia)

“In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come bambini non entrerete nel Regno dei Cieli”. I bambini sono, per loro natura, capaci di incanto. Siamo, dunque, in quanto “chiamati” pronti e disponibili ad essere fregiati  di nuove ed edificanti esperienze. Avere l’apertura mentale e la capacità di giocare senza prendersi troppo sul serio, e soprattutto essere illimitati nella fantasia, nel creare nuove situazioni, realtà. Forse anche per questo ai bambini – anche ormai adulti –  piacciono le favole. Personaggi di ogni genere, dal più buono al più crudele, dalle fate meravigliose, fino ad arrivare alle malvagie streghe passando per ogni sorta di ambientazione dove la fantasia è come un universo che si espande a velocità della luce… e naturalmente c’è la magia! Quella buona che sembra proprio non poter aver la meglio, incapace di districarsi dai labirinti oscuri generati da nefasti e maligni sortilegi e fatture ma che, alla fine con un battito d’ali, o meglio un tocco di bacchetta magica genera un meraviglioso e splendente cambio di scenario. Come il sole che fa capolino dalle nere e cupe nuvole che sembravano invincibili dopo settimane di pioggia, ecco la magia che riporta lo splendore, la meraviglia, l’incanto… evviva l’incantesimo!

Essere bambini significa anche superare, trascendere la realtà limitante, saper vedere con gli occhi del cuore che non traggono in inganno come può accadere con la vista, saper ascoltare con l’animo sicuro di poter contare sempre su qualcuno che vincerà le difficoltà, i problemi, e sarà in grado di abbattere gli ostacoli verso la beatitudine, ovvero la felicità.

Conversione fa dunque rima con bambino, colui che ha l’umiltà innata ed istintiva di chiedere, di fidarsi, di dipendere da chi lo può aiutare e guidare. Nel nostro essere adulti abbiamo sperimentato che per quanto uno è potente, ricco e possa disporre di tutti i mezzi ci sono problemi che sono e restano comunque irrisolvibili. Come quel rebus che proprio non vuole rivelarti la chiave per svelarsi. Convertirsi però non è facile, significa abbandonare le sicurezze più o meno rassicuranti, uscire dalla comfort zone, slegarsi dai tanti, troppi impegni ed infine accorgersi della propria situazione di assuefazione a questo modo di vivere, a questa società, a questo mondo. Richiede di prendere coscienza di questa nostra situazione nella quale siamo in qualche modo narcotizzati dal reale, dal qui e solo qui ed ora, dal non saper investire nel lunghissimo termine, ovvero nell’eternità.

Dunque la conversione, il rinascere dall’alto è un dono che va chiesto quotidianamente allo Spirito Santo che si serve degli strumenti che ritiene più opportuni e funzionali allo scopo. Un’occasione, in questo senso – a mio modesto parere – è stato anche l’incontro con fra Pietro Maranesi, profondo conoscitore e studioso di San Francesco e del movimento francescano. La conferenza è stata organizzata dall’Ordine Francescano Secolare e soprattutto grazie alla grande ispirazione, dedizione e preparazione da parte del Consiglio OFS – piccola matita nelle mani di Dio – ha dato vita ai vari appuntamenti dell’Ottobre Francescano, occasioni – appunto – per buttare il cuore oltre l’ostacolo veleggiando sulle parole, i pensieri e le suggestioni ispirati dal nostro San Francesco.I limiti, le frontiere ed i confini sono il comune denominatore di questo percorso e rappresentano anche il nostro personale orizzonte, il nostro ritenerci falsamente umili ed incapaci di grandi cose. Padre Serafino Tognetti si sofferma spesso, nelle sue catechesi, sui Santi peccatori ovvero su coloro che partendo dall’essere degli uomini e donne comuni ed ordinari si sono ritrovati a fare cose stra-ordinarie. Quindi la nostra chiamata, la nostra vocazione è quella di farci santi. Facendo una parafrasi del frate perfetto, sintesi di tutti i frati, si può dire che il Santo perfetto è il mosaico costituito dall’insieme di tutte le tessere rappresentanti tutti i santi passati, presenti e futuri, e quindi anche di noi!

Il tema dell’incontro proposto a fra Maranesi è: “Il divino nell’incanto del Creato”. Fra Pietro dipana e svolge il tema, o meglio enuncia e dimostra il teorema nel suo senso etimologico, ovvero tramite la ricerca, la meditazione e la contemplazione. A fare da primo corollario, introduzione alla meditazione, è la canzone “Oltre – Preko” scritta da Francesca Curreli con l’arrangiamento e l’interpretazione di Sebastiano Giugno, che con maestria e profondità hanno trasposto in note le peculiarità e ricchezze delle nostre due città che si sono fatte una grazie a GO2025. Altro corollario è lo skyline del presepe tuttora esposto nella Chiesa dei Cappuccini raffigurante quattro edifici “iconici” di Gorizia e Nova Gorica, cioè la chiesa di Santa Maria Assunta (Cappuccini), la chiesa della Castagnevizza, il Castello e la stazione della Transalpina. Autore di questa meraviglia,  l’inarrivabile fra Oreste.

Fra Maranesi sottolinea come la realtà nell’ottica di Francesco “ …de te porta significazione…” ha relazione diretta con Dio. Da questo assunto trae origine Il Cantico delle Creature che dopo 800 anni è ancora più attuale che mai.

 Quando lo stupore diventa Canto si giunge all’incanto davanti alla bellezza – trasfigurazione di Dio – la quale ha estasiato Francesco. Vi è, nel contempo, anche l’incanto davanti alla libertà dell’uomo che è capace di perdon – atto supremo di libertà.

Fra Maranesi evidenzia come la Genesi ha un ritmo narrativo tra due termini “E Dio disse” e “il mondo fu”. E Dio disse bene quindi bene-disse con il termine “kalos”: buono e bello. Vide e ascoltò che era buono!

Il laudato sì nel Cantico delle Creature non è frutto dell’incanto  di Francesco, bensì nasce da Dio che tesse la lode creando il mondo e dalla risposta, quale una eco “Sei bene perché siamo buoni”. Dio e il mondo si incantano l’uno dell’altro!

San Francesco, del quale si ricorda in questo 2026 la morte o meglio la nascita al Cielo, usa con sapienza, nel Cantico delle Creature, aggettivi che dipingono con colori autentici gli aspetti estetici e di utilità dei soggetti. La realtà è intrinsecamente preziosa per se stessa e andrebbe contemplata, rispettata. Dovrebbe emergere stupore per la sua bellezza, la sua autonomia.

L’incanto è, però, rispettoso. Se, invece, entrano in gioco interessi  ed egoismi, essi vanno inevitabilmente arginati con confini, affinché non vadano a travolgere e distruggere tutto.

La preziosità dell’uomo e delle creature inanimate è l’amore che Dio nutre per esse, ad esempio come il sole che “di te porta significazione”parafrasi di Dio  che illumina tutti gli esseri con i suoi raggi d’amore.

La seconda parte del Cantico riguarda l’uomo, con la sua capacità e peculiarità di essere libero. Laudato sì mi Signore quando l’uomo mi fa incantare, e con la sua libertà perdona e accetta la propria morte in una consegna a Dio.

Siamo stati tratti dalla terra ed issati alla libertà che comporta l’avere consapevolezza di noi, capacità di  manifestare un’intenzionalità espressa, libera, avversa che va ai due antipodi : la nona sinfonia di Beethoven ed Auschwitz.

San Francesco negli anni finali della sua esistenza ha sperimentato la caduta a terra. Fratelli prima entusiasti ed incantati l’uno dell’altro non si capivano più… Rottura, difficoltà, opposizione, esperienza della Porziuncola: “Laudato sì o mi Signore per quelli che perdonano”. Perfetta letizia!

Francesco provò in modo atroce la sofferenza del corpo, la fragilità della carne, l’abbandono, la stanchezza. In questa tempesta di umori contrastanti nacquero le lodi al Dio altissimo, in questo humus germogliarono i semi di vita assoluta.

Quando vi è l’atterramento di una società, la divisione – generata da paura o da sete di potere – può condurre alla violenza o fiorire in un moto di pace. Vi sono due episodi significativi al riguardo: Francesco che soffre per la divisione alimentata dal desiderio di potere tra Vescovo e Podestà di Assisi, ed il Santo che si fa mediatore tra il lupo e gli abitanti di Gubbio.

Fra Pietro ricorda che gli uomini che per-donano per lo tuo amore, perché di Te portano significazione, sono capaci di tale slancio in quanto creati ad immagine e somiglianza di Dio. Francesco si fa mediatore, supera quei confini diventati muri cementati dalla paura dell’altro, simbolo concreto del fallimento del rapporto umano. Gesù è il mediatore per eccellenza, colui che abbatte i muri affinché la vita torni ad essere pacifica senza più alcun timore, senza voglia di dominio.

Per-dono per lo tuo amore. “Amate i vostri nemici, perché se amate quelli che vi amano che cosa fate di straordinario? Lo fanno anche i pagani” ci ammaestra Cristo.

Quante volte devo perdonare?

Come è successo anche nelle nostre terre e la storia ce lo insegna, le differenze si scontrano, ma si possono anche incontrare. Se si scontrano ci vuole un muro per evitare conseguenze peggiori: l’altro non lo posso o non lo voglio incontrare. Al contrario ci può essere un ravvicinamento dei confini – luogo di una diversità condivisa, rispettata… ma c’è un prezzo non indifferente da pagare in termini di comprensione, pazienza e fatica. La diversità è una ricchezza se diventa incontro, rispetto, ascolto. Gesù ha detto: “Quando andate in mezzo agli altri siate come pecore in mezzo ai lupi” e nel suo stendardo vi è significativamente rappresentato un agnello. Riascoltiamo dunque la sinfonia creata dal Cantico delle Creature e dalla Preghiera semplice e rallegriamoci il cuore. Incantiamoci di tutta la  meraviglia che ci è stata donata, alziamo gli occhi e arricchiti da tale luce  guardiamoci intorno e scopriremo infiniti motivi di canto, e ci ritroveremo già proiettati nello slancio per donarci, curare e servire il prossimo – quindi nostro fratello o sorella – con cuore allegro e umile.

Paolo Tavano, Fraternità di Gorizia

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