L’ulivo e l’olio nella Bibbia

18/05/2021 - L'ulivo e l'olio nella Bibbia

Ecco i documenti dell’incontro:

L’articolo di Silvia (Fraternità di Gorizia)

L’effetto della luce diurna e del cielo significa che ci sono argomenti infiniti che si trovano negli alberi di ulivo. Per quanto mi riguarda cerco gli effetti contrastanti del fogliame, che cambia con i toni del cielo. A volte, quando l’albero mette a nudo i suoi pallidi fiori, grandi mosche blu, coleotteri smeraldo e cicale in gran numero ci volano su, il tutto immerso nel blu puro. Poi, come il fogliame assume toni più maturi, il cielo è raggiante e striato di verde e arancione e poi di nuovo, in autunno, le foglie assumono toni viola del colore di un fico maturo e questo effetto viola si manifesta pienamente con il contrasto del grande sole nel suo alone pallido di luce limone.

(Vincent Van Gogh)

Prima di togliersi la vita, Vincent Van Gogh, trascorse un anno all’ospedale psichiatrico Saint-Paul-de-Mausole di Saint-Rémy, tra il 1889 e il 1890, anno della sua morte, dipingendo, dei suoi giardini, gli ulivi.

Per l’artista rappresentavano la vita, il divino e il ciclo della vita.

La National Gallery of Art di Washington, di questa serie di quadri che esprimono la riconciliazione tra uomo e natura, tra anima e creatore, tra sé e il destino, scrive così:

Negli alberi di ulivo, nella potenza espressiva delle forme antiche e nodose, Van Gogh trovò la manifestazione della forza spirituale che credeva risiedere in tutta la natura e le sue pennellate rendono il suolo e il cielo vivo con lo stesso movimento delle foglie fruscianti, mescolato al un luccichio del vento Mediterraneo. L’energia nel ritmo continuo ci comunica, in modo quasi fisico, la forza viva che Van Gogh ha trovato tra gli alberi di ulivo; quella forza spirituale che credeva lì assumesse forma.

L’olio, al pari del vino, è un’immagine che ricorre spesso nella Bibbia. Dopo esser stata ospite della famiglia Komjanc, nel novembre 2019, per ricordarci che della Vite noi ne siamo i tralci, così, in uno dei pomeriggi di maggio che precede la Pentecoste, padre Luciano Larivera è tornato nell’Azienda Agricola di san Floriano per chiudere il suo ciclo di incontri, esortandoci a sentirci sempre più di Cristo, l’Unto, il Messia.

12/11/2019 - La vite e il vino nella Bibbia

Unto di Dio è riferita ad un uomo che deve svolgere un servizio divino e l’olio dell’unzione è un atto simbolico di consacrazione. Se Van Gogh ebbe un approccio esteta con gli ulivi, padre Luciano si avvale dell’intelligenza letteraria per descrivere gli uliveti nei quali il pittore olandese trovò conforto alla sua inquietudine e per recuperare il valore di un bene che non è solo un prodotto solidale. L’olio di oliva è da sempre simbolo dello Spirito di Dio, da qui nasce l’unzione regale e sacerdotale.

Attraverso lo specchio osserviamo il nostro volto e il nostro corpo, attraverso l’arte conosciamo la nostra anima e attraverso la natura si svela il nostro rapporto con Dio.

Padre Luciano, gesuita e giornalista, lascerà a breve il suo posto come direttore del Centro Culturale Veritas a Trieste e prenderà servizio a Bruxelles come nuovo Segretario per gli Affari Europei al Jesuit European Social Centre (Jesc).

Grazie a Roberto e Raffaella, che hanno organizzato questi due appuntamenti aprendo le porte della loro Cantina di Giasbana, sia nella penultima estate di San Martino, sia in questa Settimana Laudato Sì che celebra la chiusura dell’Anno dell’Anniversario Speciale Laudato Si’, a padre Luciano e alle persone che hanno desiderato ascoltarlo.

I Greci antichi consideravano l’ulivo una pianta sacra, per i Romani, l’ulivo era simbolo insigne per uomini illustri, per gli Ebrei era simbolo della giustizia e della sapienza.

Nella mitologia greca, l’ulivo nasce come patto di pace dopo che, sotto il regno di Cecrope, la dea Atena si batté con Poseidone, fratello di Zeus, per conseguire il patronato sull’Attica. Avrebbe vinto chi avesse fatto agli abitanti il dono più bello.

Poseidone colpì il terreno con il suo tridente e ne fece balzare fuori il cavallo, animale meraviglioso, imbattibile nella corsa, possente in battaglia. Atena trafisse il suolo con la sua lancia e ne fece germogliare una pianticella dalle foglie d’argento che produsse ben presto piccole e apparentemente insignificanti bacche scure. Era l’ulivo: la pianta più nobile fra quante crescono sulle sponde del Mediterraneo. Dai suoi frutti si ricava uno dei prodotti della terra in assoluto più preziosi: l’olio di oliva, che gli antichi usavano come alimento e come combustibile. Vinse Atena per giudizio unanime degli abitanti e si vuole che le piante che oggi vegetano sull’Acropoli derivino appunto da quella pianta primigenia, simbolo di venerata nell’Eretteo.

Gli alberi d’ulivo, tipici dell’Oriente, sono patrimonio comune nell’Europa latina, più del vino che si sviluppò in Occidente ma la cui cultura, con la presenza musulmana in nord Africa, non fu più così preminente. L’olio, dunque, divenne il simbolo di unione, oltre che di pace, tra le religioni monoteiste che hanno la loro radice nei patriarchi.

18/05/2021 - L'ulivo e l'olio nella Bibbia

L’ulivo è importante per le religioni nate nei territori bagnati dal Mar Mediterraneo: ebraismo, cristianesimo, islamismo. Se la Spagna è il più grande produttore mondiale di ulivo, l’Italia è uno dei maggiori consumatori.

In Puglia, nel 2013, iniziò una vera e propria emergenza fitosanitaria causata dalla Xylella, patogeno batterico delle piante, trasmesso da insetti vettori e associato a malattie gravi che interessano un’estesa varietà di piante, tra cui gli ulivi. Possiamo dire che l’ulivo ha anticipato il tempo della pandemia da cui, lentamente, stiamo cercando di uscire così come interventi mirati, nel Salento, hanno visto nascere nuove varietà dei loro alberi più caratteristici che hanno portato nuovi frutti.

Nella Bibbia, quando porta frutto, l’olivo è segno di benedizione e prosperità: dona gioia, forza, guarisce le ferite. L’olio è prezioso non solo perché dà nutrimento ma anche perché da luce nella lampada e come luce ci accompagna nell’aldiquà e nell’aldilà.

Nel libro della Genesi è narrata la storia del diluvio universale e dell’opera di salvezza di Dio con l’aiuto di Noè, primo uomo che piantò una vigna; la colomba mandata fuori dall’arca da Noè, tornò con un rametto di ulivo come segno di speranza e rinascita.

Nella tradizione ebraica si racconta che Adamo sentendosi vicino alla morte, chiese al signore l’olio della misericordia promessa e mandò suo figlio Seth a cercarlo, nel Paradiso Terrestre. Qui Seth trovò un Angelo che gli diede tre semi e gli disse di portarli tra le labbra di Adamo, non appena fosse morto. Dai semi sepolti con Adamo sul monte Tabor, nacquero tre piante: un cipresso, un cedro e un ulivo.

Secondo la leggenda, la croce di Gesù era fatta di legno di queste tre piante: con questo si vuole dire che dalla disubbidienza di Adamo nacque il male e il peccato, nel mondo e nel cuore dell’uomo; Gesù, versando il suo sangue con la morte in croce, prese su di sé tutti i peccati del mondo e ristabilì quel patto di amicizia tra Dio e l’umanità che era stato spezzato a causa del male.

Durante la Festa delle Capanne, Sukkot, celebrata alla fine della vendemmia., nelle capanne dal tetto di rami di ulivo, gli ebrei consumano i pasti durante la festa, ricordando l’amore fedele con il quale Dio assistette gli Israeliti nel deserto.

La terra in cui il Signore fa entrare il suo popolo è terra di vigne e uliveti.

La Festa delle Luci, Chanukkah, dura anch’essa otto giorni e commemora la vittoria dei Maccabei sui Greci e la riconquista del Tempio di Gerusalemme avvenuta nel 165 a.C. Il Tempio in Giudea fu ricostruito e, per la consacrazione e l’accensione del candelabro, si trovò solo una goccia di olio sacro ma avvenne un miracolo: l’olio bruciò e tenne le candele accese per otto notti. Simbolo per eccellenza della Festa è la menorah, un candelabro con nove candele: otto rappresentano le notti di Hannukkah, l’ultima, la centrale e più alta, è chiamata shamash e serve per illuminare le altre.

Ne viene accesa una, sera dopo sera, in modo che l’ottavo giorno siano tutte accese.

In quegli otto giorni, gli ebrei consumano cibi cucinati nell’olio, i sufganiot:

Ogni anno durante Hannukkah si celebrano quel miracolo e quelle otto notti.

La Settimana Santa inizia con l’ulivo e finisce con l’olio. Quando Gesù entrò nella città di Gerusalemme la gente lo accolse festosa, agitando foglie di palma e rametti di ulivo.

Poco prima dell’ultima cena, Maria di Betania, cosparse con olio profumato i piedi di Gesù, anticipando l’unzione di Giuseppe d’Arimatea del corpo deposto dalla croce, lavato e avvolto in un telo di lino, quasi a prepararlo simbolicamente per la morte.

Così, il Mercoledì delle ceneri, che dà inizio alla Quaresima, il sacerdote spolverizza il capo dei fedeli con cenere ottenuta bruciando i rami d’ulivo benedetti durante la Domenica delle Palme dell’anno precedente; è come un ciclo che si chiude e si riapre.

Il Getsemani, che significa “frantoio dell’olio”, non è solo la notte della Passione ma anche il luogo dove Gesù, lasciandosi spremere come le olive, dona l’olio della pace, della fede, del benessere, della benedizione, della vita.

Durante la Messa Crismale, il Giovedì Santo, il Vescovo benedice l’olio che verrà usato per il Battesimo, la Cresima, l’Unzione degli infermi e l’Ordinazione sacerdotale.

L’olio diventa simbolo di forza, purificazione, guarigione, appartenenza.

Il popolo di Dio è come un ulivo su cui i pagani, come rami selvatici, possono essere intrecciati. Gesù è la radice e la sua vita è la linfa che passa a ravvivare le fronde nuove e quelle vecchie. Paolo a proposito del rapporto tra cristiani ed ebrei, scrisse:

Se però alcuni rami sono stati tagliati e tu, che sei un olivo selvatico, sei stato innestato fra loro, diventando così partecipe della radice e della linfa dell’olivo.

Se tu infatti, dall’olivo selvatico, che eri secondo la tua natura, sei stato tagliato via e, contro natura, sei stato innestato su un olivo buono, quanto più essi, che sono della medesima natura, potranno venire di nuovo innestati sul proprio olivo.

(Rm 11, 17-24)

L’oleuropeina, il principale polifenolo presente nelle foglie e nei frutti dell’olivo, ha nel suo nome botanico un legame tra olio ed Europa.

Sappiamo che Gorizia e Nova Gorica saranno, nel 2025, Capitale europea della cultura.

Il confine politico che per sessant’anni ha diviso, da un punto di vista amministrativo, i due territori, non ha certamente mutato le affinità pedoclimatiche e colturali caratteristiche di una zona che nei secoli si è sviluppata in modo unitario.

Sarebbe bello, allora, se queste zone del Collio italiano e della Brda slovena, così adibite alla coltivazione della vite e dell’ulivo, alla produzione del vino e dell’olio, diventassero Capitale della cultura europea, come auspicato dall’Arcivescovo di Gorizia, monsignor Carlo Redaelli. L’olio richiami la sapienza, l’amore, la fraternità.

Ecco, com’è bello e com’è dolce
che i fratelli vivano insieme!
È come olio prezioso versato sul capo,
che scende sulla barba, la barba di Aronne,
che scende sull’orlo della sua veste.
È come la rugiada dell’Ermon,
che scende sui monti di Sion.
Perché là il Signore manda la benedizione,
la vita per sempre.
(Salmo 133)

Silvia (Fraternità di Gorizia)