Ritrovare la strada

Quando Israele era giovinetto, io l’ho amato e dall’Egitto ho chiamato mio figlio.
Ad Efraim io insegnavo a camminare tenendolo per mano (Os 11,1.3).

È il viaggio dell’Esodo, il viaggio in cui Dio si rivela e si nasconde. Il viaggio faticoso e pieno di insidie, il viaggio dell’innamoramento e dell’oblio, il viaggio per eccellenza.

Viaggiare con Dio non è stabilire date, orari, mete.

“Quando Elia fugge sul monte Oreb inseguito dal re Achab, Dio gli dice: ‘Elia, dove mi cerchi? Io non sono nel vento, non sono nel fuoco e nemmeno nella brezza. [1Re 19,11-13] Sono là dove tu mi adori’.

Se vuoi fare un viaggio vero, non è un luogo che devi cercare, ma un incontro.

Ascolta Israele, ascolta popolo di Dio, popolo di ogni luogo e di ogni tempo. Non avere fretta di partire, medita a lungo il senso del viaggio. Soffermati a fortificare l’anima per dilatarla fino a racchiudere un nuovo sogno. Nel volto dell’uomo troverai Dio.

Emmanuel Lèvinas (1906-1995), filosofo francese di origini lituane, in quest’incontro scopre l’esperienza fondamentale della nostra vita e del nostro essere: “Nel semplice incontro di un uomo con l’altro si gioca l’essenziale, l’assoluto: nella manifestazione, nell’«epifania» del volto dell’altro scopro che il mondo è mio nella misura in cui lo posso condividere con l’altro. E l’assoluto si gioca nella prossimità, alla portata del mio sguardo, alla portata di un gesto di complicità o di aggressività, di accoglienza o di rifiuto”.

L’errore sta nel considerare l’Altro come oggetto da possedere, giudicare, criticare, persino annientare, in quanto minaccia il potere dell’io. Allora il dialogo viene meno e resta solo la violenza, il desiderio metaforico o reale di uccidere.

Ma il volto che mi parla e mi guarda è unico e diverso da me. Proprio perché io non posso possederlo, solo la parola può raggiungerlo. Con la parola io consegno il mio mondo all’altro e mi prendo cura del suo destino. Con responsabilità. Con amore. L’essenza dell’Io e del Tu è la medesima. Il mondo non è solo mio o tuo, ma nostro. E in questa relazione trovo Dio.

Incamminandoci per sentieri e strade sconosciute, nella fatica, nell’incertezza, nello stupore, ci attende la Rivelazione di me nell’altro e dell’altro in me.

Ecco che, durante il viaggio, possiamo imbatterci in un Tu oltraggiato e offeso dalla violenza, come nella parabola del buon Samaritano.

Possiamo smarrire la strada, perderci nel nulla, oppure fermarci per scoprire l’altro, e noi stessi, attraverso di lui.

La strada è incontro e non solo passaggio. Le tappe del cammino sono già la destinazione: ogni meta è dentro il cammino.

Ed il viaggio diventa allora un percorso che ritorna su se stesso, trasformandoci.

Così lontano va il figliol prodigo da dimenticare la casa e il Padre, le radici e la sapienza del restare. Così si perde per strade sconosciute, dissipando patrimonio ed identità.

Ma il vuoto della morte gli fa ombra, l’annientamento incombe, oscuro, e lo riporta alla fragilità che ha il sapore del dolore e della rinascita.

Torna il figlio, torna a se stesso, torna alla vita nel Padre, laddove è cercato e atteso. Laddove è amato.

Francesco che, sul tuo cammino, hai incontrato il lebbroso e con lui hai ritrovato la strada.

Ti sei guardato nel volto del fratello deturpato dal male, e hai trovato te stesso.

Francesco, che hai fatto dell’itineranza fraterna il tuo carisma e ti sei speso per portare la parola, aiuta ciascuno di noi a farsi dialogo.

Francesco che nel fratello hai trovato il Dio di amore, ricordaci la bellezza di un Dio che cammina senza sosta, per essere vicino ad ogni uomo.

Lucia Ellero, Fraternità di Cividale