Don Matteo Catuzzo, un terziario francescano
Confratelli e lettori carissimi,
Pace e Bene! Con l’aiuto di Dio nostro Padre vi accompagno a conoscere la vita di don Matteo Catuzzo. Una vita vissuta in umiltà e semplicità, ma sostenuta da una grande ricchezza interiore. Queste sue doti che ho conosciuto e apprezzato sono emerse leggendo il libro “Un sacerdote modello”1. Libro che mi fu donato dal confratello e diacono Mario Moro. Era un cittadino di San Vito al Tagliamento che si è molto adoperato per far conoscere la vita di questo sacerdote, morto in odore di santità.
Don Matteo nasce a San Vito al Tagliamento il 23 novembre 18502. I suoi genitori sono Antonio, veneziano d’origine, insegnante, e Maddalena Trevisan. È il quarto di dieci figli e gracile di costituzione. Frequenta le elementari con successo. Vive e coltiva la preghiera insieme ai fratelli e particolarmente quella personale. Trasforma la sua camera in cappella. Il giorno della sua prima comunione lo ricorderà come il più bello e gaudioso della sua giovinezza. Crescendo manifesta il desiderio per la vita sacerdotale. I suoi genitori si rivolgono a don Giuseppe Lisier perché insegni il latino al loro Matteo e possa compiere così il corso ginnasiale. Lo studio si svolge nella “scuola parrocchiale” adiacente alla canonica come era in uso a qual tempo e questo permise al giovane di proseguire gli studi senza gravare sulla numerosa famiglia. Nell’anno 1865 Matteo entra in seminario a Portogruaro3. IL seminario era stato fondato nel 1704 e in seguito agli eventi bellici della prima guerra mondiale verrà trasferito a Pordenone nel 1919. Matteo si applica negli studi e viene ordinato sacerdote il 2 agosto 1874. Il suo comportamento era serio, parlava poco; era meditabondo e sereno. Nonostante la presenza di molte sofferenze, passava dalla sua abituale serietà al sorriso4.
Mentre scrivo questa parola affiora in me il ricordo di Papa Luciani. Nella memoria di tutti “il Papa del sorriso”4. “Il sorriso arricchisce chi lo riceve” diceva Madre Teresa di Calcutta.
Don Matteo ha manifestato subito il suo ardente amore per Gesù, per l’Eucarestia e per Maria Santissima, che sono anche un fulcro della spiritualità francescana. Entra nel Terz’Ordine Francescano e vive la regola di Papa Leone XIII del 1883 ricordata con il titolo “Misericors Dei Filius” (il misericordioso figlio diDio). Papa Leone è stato il primo che definì il Terz’Ordine “una palestra di vita”. La regola leonina rimarrà in vigore fino al 1978. Il 24 giugno 1978 viene consegnata, alla Presidenza Internazionale O.F.S., la Nuova Regola approvata da Sua Santità Paolo VI. La Nuova Regola è la nostra che viviamo attualmente.
Don Matteo diviene assistente spirituale della fraternità femminile, incarico che a quel tempo si chiamava definitore. Uomini e donne erano divisi.
Appartenevano al Terz’Ordine anche le sue sorelle Caterina e Maria sin dall’anno 1894. Il Terz’Ordine Francescano è stato fondato a San Vito nel 1868 per opera dei frati di Motta di Livenza, ai quali si rivolgevano i confratelli per l’assistenza spirituale. Come sede esiste a San Vito dal 1923 contemporaneamente all’arrivo dei frati minori, sollecitato tenacemente da don Matteo5. Svolse anche il ruolo di direttore della “Pia unione delle Figlie di Maria”. Don Matteo fu un fervente terziario francescano. Si onorava di portare la gloriosa divisa come era previsto dalla regola leonina. Studiava per osservare la regola che è “la midolla del Santo Vangelo”. Nutriva un immenso amore per Maria tanto che, trovatosi profugo a Roma in seguito alla disfatta di Caporetto del 1917, acquistò a spese sue molte copie di un’immagine di Maria che donò poi alle giovani. Il suo amore per Maria, nostra Madre, era così ardente che tutti i suoi discorsi terminavano con questa esortazione: “Amiamo, imitiamo Maria”. L’amore che don Matteo nutriva per Maria ricorda il nostro patrono san Francesco che circondava di indicibile amore la Madre di Gesù, tanto che la costituì Avvocata della Famiglia Francescana6.
Don Matteo desiderava che in ogni casa fosse presente un’immagine del Sacro Cuore di Gesù e di Maria. La casa per lui era un luogo molto importante perché sede di vita, di comunione, di scambi affettivi, di dialogo, di conforto, ma soprattutto di preghiera. La sua casa era aperta a tutti e trasformò una stanza in cappella. I superiori, considerando le sue precarie condizioni di salute, gli permisero di svolgere il delicato e importante sacramento della Confessione nella sua abitazione. Il suo concetto riguardante la casa evoca quello di santa Caterina da Siena che usò la sua casa come “convento domestico” e definiva sé stessa “cella dell’anima”7. Don Matteo oltre alla preghiera nutriva un grande principio e obiettivo: ricongiungere le anime a Dio. Un suo forte desiderio era anche la santificazione delle anime, tanto che visse la preghiera come arma potente per farsi strumento docile nelle mani di Dio.
Questa sua docilità fa pensare che visse pienamente la volontà di Gesù racchiusa nella frase “misericordia voglio, non sacrifici…”8, frase che richiama anche quella di Dio. Don Matteo curò con misericordia tutte le umane fragilità e la donò a tutte le persone che lo avvicinavano, manifestando così il suo forte legame con Dio Padre. In particolar modo espresse la sua ricchezza misericordiosa quando accettò l’incarico di svolgere il suo impegno sacerdotale presso l’antico ospedale civico della Confraternita dei Battuti. Era un ospedale costruito nel 1369 entro le mura e spostato nel 1877 nello stesso posto dove sorge al giorno d’oggi quello attuale.9
Don Matteo prestava assistenza agli ammalati sia di giorno che di notte perché rappresentavano per lui il Crocifisso Redentore. Desiderava essere presente alla loro morte perché si prendeva a cuore la loro cura spirituale. Quando avveniva un decesso celebrava una messa in suffragio, di sua iniziativa, senza ricevere offerte, “faccio loro questa carità” diceva.
Una concittadina, la signora Adelina Vianello autrice del secondo libro, definisce don Matteo, già suo catechista, un piccolo ostensorio del Verbo fatto Carne. Don Matteo morì povero, quanto aveva erano i libri di scienza sacra dei quali amava lo studio che considerava nutrimento spirituale suo e dei propri figli in Cristo. Scrive la signora Adelina che il gran libro di don Matteo deve essere stato il Crocifisso dal quale apprese lezioni di “Celeste Sapienza…per aderire unicamente al Bene Supremo, Dio”.
Nel secondo volume don Mascherin descrive il nostro don Matteo come un Cristoforo perché ha portato Cristo a tutti. Mons. don Pierluigi Mascherin10, dopo aver lette la vita di don Matteo, lo definisce: un innamorato di Cristo; una persona che viveva sia un’intensa comunione con Gesù, sia una forma di preghiera sempre accorata e costante per ogni situazione. Don Matteo muore in concetto di santità il 10 maggio 1924. La pace e la serenità, sue compagne inseparabili, lo accompagnarono anche in quell’ora suprema.
Don Matteo, leggere e conoscere la tua vita è stato come aver trovato una perla preziosa per il nostro cammino spirituale. Doni un grande esempio nel perseverare e crescere nel nostro sì a Dio-Padre. Sei vissuto con animo umile e cortese11 verso le persone che incontravi, praticando così l’esortazione proposta dalla regola. Celebravi la Santa Messa tutto compreso e assorto in Gesù Eucaristico, come notavano i fedeli. Nella tua vita hanno trovato molto spazio le beatitudini evangeliche e il paragone con la melagrana è sorto spontaneo. La melagrana è un frutto ricco di simbologia, ma in particolare è considerata da sempre simbolo di fertilità sia fisica che spirituale. Veniva ricamata sui paramenti sacerdotali al tempo di Mosè12. Ti sei sempre accostato con intelligenza e sensibilità alla persona malata considerando tutta la sua integrità sia fisica e che spirituale. Un atteggiamento evangelico il tuo che può considerarsi un anticipo di quanto propone la Teologia Pastorale Sanitaria fra i suoi fondamenti e obiettivi13. Tutto fa ben pensare e sperare per la tua canonizzazione. Noi preghiamo e pregheremo, profondamente grati a Dio di averti avuto come nostro confratello, grazie!
Una tua consorella
Giovanna Agnese
Fraternità “Madonna di Rosa”
San Vito al Tagliamento (Pn)
NOTE:
1 – “Un sacerdote modello”, primo e secondo volume.
Autori: P. Pacifico M. Pierantoni O.F.M.; Adelina Vianello (1891-1971)
2 – San Vito al Tagliamento era in provincia di Udine fino al 1968.
3 – Ora collegio Marconi.
4 – Albino Luciani (1912 – 1978); papa Giovanni Paolo I dal 26.8.1978 al 28.9.1978.
5 – Da ricerche effettuate anni fa insieme a confratelli anziani e frati anziani.
6 – Fonti Francescane 786: 2 Cel. 198.
7 – “Caterina da Siena”, autrice Emilia Granzotto. Pag.16.
8 – Matteo Mt 9, 13 ; Osea Os 6, 6.
9 – Notizie tratte dalla pagina elettronica del comune di San Vito al Tagliamento.
10 – Mons. don Pierluigi Mascherin (1947-2011) era figlio di una consorella
della fraternità di Praturlone (Pn)
11 – Regola O.F.S. n°13, esortazione presente anche nella Regola di Papa Leone XIII.
12 – Esodo Es 28,33
13 – Secondo volume Padre Mariano Steffan o.f.m.cap – dott. in Teologia Pastorale Sanitaria
branca fondata nel 1989 dalla C.E.I.
